venerdì 29 febbraio 2008

Concorso fotografico

Mi hanno da poco comunicato che io ed i miei amici delle primarie non abbiamo vinto!
Non è che io ci speravo, ma perdere a un brutto sapore anche se sapevi di perdere. Guardando le foto che si sono classificate forse aveva ragione philippewinter… (scusa!) ecco le foto scelte da philippewinter ed escluse da uno stupido processo democratico!

venerdì 22 febbraio 2008

Perlupo

Un nome così non sarebbe capace di inventarlo neppure il miglior scrittore di fiabe, invece esiste davvero. Perlupo è un paesino abbandonato arroccato su di un cucuzzolo e circondato da montagne alle pendici dell’Aspromonte.
…Ebbene si! Un altro mio interesse è l’escursionismo. In vero, da un po’ non cammino più tanto, ma la passione per le escursioni mi è rimasta … potrei definirmi un escursionista non praticante.
Domenica scorsa, con un amico, ho percorso un breve tratto di un sentiero poco a monte di Reggio. Il sentiero, detto dell’agro reggino, è stato segnato, con i tipici segnali rossi e bianchi, dalla sezione reggina del CAI tra il 2000 ed il 2001 ed è oggetto di una pubblicazione curata da Alfonzo Picone.
Racconto tutto questo non solo per dirvi perchè mi fanno male le gambe, ma anche per fare qualche considerazione sui sentieri segnati e la loro utilità.
Il tratto che ho percorso (Trizzino – Perlupo – Arasì) lo conoscevo già, anche se non lo percorrevo da almeno 10 anni, comunque avevo il libro di Picone. Arrivati a Perlupo, un paesino abbandonato dall’atmosfera magica (prometto che torno, faccio le foto e le pubblico!), il libro diceva di prendere un sentiero sulla destra, ma una frana aveva cancellato l’imbocco del sentiero. Guardando bene dopo la frana si intravedeva il selciato, quindi ci caliamo da una vecchio muro a secco e ci immettiamo sul sentiero, da qui in avanti la parola d’ordine è rovi!
Naturalmente della segnaletica nessuna traccia, solo inestricabili rovi, spinosi e cattivi che rendono impossibile continuare sul sentiero, per fortuna i cinghiali hanno aperto dei camminamenti tra i rovi, quasi delle gallerie, le seguiamo cercando di scendere verso il torrente, le tracce ci portano prima sulla cima di una collinetta poi finalmente alla strada sterrata che corre a fondo valle. Ci abbiamo messo quasi un ora per percorrere 200 metri! Ho inserito due immagini satellitari della zona la prima (1) è stata ripresa nel 2000 (quando è stato segnato il sentiero) la seconda (2) nel 2004. appare chiaramente come già 4 anni fa il sentiero stava sparendo inghiottito dalla vegetazione.
Tranne per i graffi, io l’ho trovato un divertente fuori programma. Ma, attenzione, io sapevo dove ero, sapevo dove andare e conoscevo il sentiero e la zona, immaginiamo uno sventurato turista svizzero, mi piace sempre immaginare che il turista sventurato sia svizzero armato di coltellino, orologio e magari, anche se non c’entra nulla, vestito alla tirolese. Dicevo, il nostro turista svizzero avrebbe continuato? Credo di no! Credo che dopo molte teutoniche imprecazioni contro Alfonzo, il CAI e la Calabria sarebbe tornato indietro deluso. La segnaletica e la pubblicazione si sarebbero dimostrate non solo inutili, ma dannose.
Ed a me, che più o meno conoscevo il sentiero, la segnaletica e la pubblicazione è tornata utile? La pubblicazione certamente si! Mi ha dato lo spunto per decidere di fare l’escursione e qualche utile informazione. La segnaletica, ormai quasi invisibile, decisamente no.
Ricordiamoci che il sentiero segnato non è fatto per l’escursionista locale e tanto meno è un trofeo per la propria associazione, ma un servizio per il turismo e come tale deve rispondere alle aspettative del nostro amico svizzero!
Lo svizzero arrivato a Reggio, dopo aver visitato il museo e mangiato il gelato, deve trovare la carta o la pubblicazione che descrive il sentiero facilmente in edicola o presso l’ufficio informazioni, al limite in una delle sedi del Parco. Lo svizzero, in quanto svizzero, è preciso vuole sentieri segnati bene, da ogni segnale deve vedere il successivo, il fondo deve essere praticabile e pulito e in generale il sentiero deve ispirare fiducia. Il sentiero dell’agro reggino decisamente non risponde a nessuna di queste caratteristiche, probabilmente 8 anni fa era pulito e ben segnato, ma sarebbe stato necessario fare manutenzione alla segnaletica, riparare i muri a secco, tagliare i rovi e le erbacce, tutte cose di cui un associazione escursionistica non può farsi carico, quindi smettiamo di segnare sentieri! Se serviranno sentieri (facili, brevi e vicini) li segnerà chi ha specifici interessi nel turismo, altrimenti fanc*** allo svizzero! Se vuole si paghi una guida, che lui i soldi ce li ha.
Le pubblicazioni o gli articoli invece credo siano comunque utili, ma si può raccontare un sentiero anche senza che questo venga necessariamente riempito di effimere e spesso inutili macchie di vernice.

sabato 2 febbraio 2008

Buon compleanno Max

Ieri un mio caro amico compiva 48 anni, abbiamo festeggiato a casa mia.
Per l’occasione ho cucinato un filetto arrosto al tartufo, polpette di carnevale, erba amara e torta al limone.

Filetto al tartufo
Si taglia il filetto in fette alte almeno due dita e si mette a marinare, per alcune ore, in olio e succo di limone, alla marinata si aggiunge aglio e pepe nero in grani. In una padellina si fa appassire in olio un radicchio affettato sottile, quindi si aggiunge un pizzico di senape in polvere e si sfuma con un goccio di vino; l radicchio servirà per guarnire. Il filetto andrebbe arrostito sulla brace, ma non potendolo fare l’ho arrostito su una padella ben calda, naturalmente la carne deve restare al sangue. Se avete un pezzetto di tartufo si lavora in un mortaio con un pò di burro fino ad ottenerne una pasta, altrimenti si può utilizzare una pasta di tartufo confezionata. Quando la carne è cotta si spalma con la pasta di tartufo e si dispone sul piatto con accanto un ciuffo di radicchio saltato.
Polpette di carnevale
Dalle mie parti è tradizione di carnevale preparare le polpette di maiale al sugo.
Per 12 polpette servono 300g di tritato di maiale, un panino raffermo, 100g di mortadella, 2 uova, prezzemolo, parmigiano e pepe nero. Per il sugo 4 pomodori, mezza cipolla e olio d’oliva.
Si impastano le polpette aggiungendo al impasto la mortadella tritata, poi si friggono in olio abbondante, quindi si passano nella padella in cui in precedenza si era preparato il sugo e si finisce la cottura per 10 – 15 minuti aggiungendo poca acqua, se necessario.
Erba amara
In questa stagione, dalle mie parti, si zappa la vigna, prima di eliminare le erbacce è possibile scegliere quelle commestibili, una sorta di ritorno alla civiltà dei raccoglitori! Io trovo ottimo questo mix di erbe selvatiche. Tra le altre c’è la cicoria selvatica, la camomilla ed una varietà di cavolo selvatico, tutte molto amare.
Dopo averle pulite e lavate le erbe vanno sbollentate in acqua abbondante per pochi minuti, poi saltate in padella con olio, aglio e peperoncino per circa un quarto d’ora. A mezza cottura si può aggiungere un pomodoro fresco tagliato a cubetti, le rende meno amare. A fine cottura si aggiunge una manciata di pan grattato.
La torta al limone l’ho preparato seguendo una ricetta, ma non credo valga la pena di riportarla.

Concorso fotografico

Una mia amica mi ha iscritto ad un concorso fotografico! una cosa grossa! guarda tu stesso
Io ho inviato queste 3 foto, so di aver deluso philippewinter non inserendo la foto della bambina, ma per sceglierle ho fatto una spece di "primarie" tra gli amici e queste sono quelle che sono state candidate!



giovedì 24 gennaio 2008

Fotografia

È un periodo positivo per il mio lato artistico! Ho ricominciato a disegnare a fotografare. Ho anche ripreso le vecchie dia e le sto acquisendo allo scanner, un lavoraccio!
Sto preparando degli album su picasaweb che tutti possono guardare… il fascino di Internet che ti da l’illusione di parlare al mondo intero, ma contemporaneamente di mantenerti all’ombra nella tua oasi (Rebbiana) di quasi anonimato.

I Miei Album:


giovedì 17 gennaio 2008

Frittole

Gennaio, tradizione vuole che sia un mese funesto per i maiali, almeno dalle mie parti.
Quest’anno io non ho lavorato un maiale mio, come ogni anno, ma fortunatamente un amico mi ha invitato a frittole sabato scorso. Mi è sembrato doveroso darne un resoconto (guarda Album).
Le frittole sono un piatto tipico di tutta la provincia di Reggio Calabria, sono certo che vi sono ricette simili in tutta Italia e probabilmente in tutto il mondo, ma a me pace pensare che le frittole vere le facciamo solo a Reggio!
Questo modo di cucinare il maiale affonda le sue radici nell’antico mondo contadino era, ed è tuttora, una maniera di utilizzare parti dell’animale decisamente di scarto e renderle commestibili, anzi squisite! Non tutte le frittole vengono consumate calde ansi questa è una altra maniera che, i nostri antenati, si sono inventati per conservare la preziosa carne.

Come si preparano le frittole:
Il maiale è stato macellato due o tre giorni prima, tutto quello che era possibile utilizzare è stato utilizzato. La polpa delle cosce e delle spalle macinata a punta di coltello è già stata insaccata nel budello. I pezzi di carne interi, che diverranno capicolli e pancette, stanno maturando nella salamoia ed anche i lardi, ricoperti di pepe rosso, sono già appesi ad essiccare. Le interioni, fegato, rognoni, cuore e polmoni sono state passate in padella con aglio, alloro e molto peperoncino. Il soffritto, cosi chiamiamo questo piatto, generalmente serve ad allietare chi sta lavorando alla preparazione degli insaccati.
A questo punto del maiale sono rimaste le orecchie, la coda, la pancia, il muso ed altre parti non utilizzabili in altro modo, tutte queste parti finiscono nella caddara delle frittole.
Si comincia la mattina molto presto, si accende il carbone e nel pentolone, detto Caddara, si comincia a mettere in pentola quel grasso finissimo che circonda i rognoni, quando comincia a sciogliere si aggiunge altro grasso, poi le ossa con la carne che non si è riusciti a spolpare. Mano a mano si aggiungono le altri parti, per ultima si aggiunge la cotenna. La carne cuoce a lento fuoco immersa nello strutto per 7 – 8 ore, non è ne lessa ne fritta, ma una via di mezzo. Le frittole sono cotte quando la carne si stacca facilmente dall’osso e quando la cotenna (Scurcitta) si taglia con la forchetta. Molti parti si mangiano subito nella lunga tavolata che accompagna il rito delle frittole, ma altre parti saranno conservate in vasi di vetro (boccacce) coperti di strutto. Raccolto lo strutto (ottimo per friggere) sul fondo della caddara restano le briciole di carne che raccolte e filtrate divengono Curcuci (anche dette cicciole), anche queste, coperte di strutto, si conservano vari mesi. Per me sono una vera leccornia, ad esempio fritte con le uova, oppure per condire i broccoli.

Se venite a Reggio Calabria in inverno non mancate di assaggiare le frittole che ancora oggi tutti i macellai preparano nella tradizionale caddara fuori dalla loro bottega.